5 Settembre 2019

Filastrocca settembrina di Gianni Rodari 

 

Già l’autunno si avvicina, 

già l’autunno per l’aria vola 

fin sulla porta della scuola. 

Sulla porta c’è il bidello, 

che fischietta un ritornello, 

poi con la faccia scura scura 

prova la chiave nella serratura, 

prova a suonare la campanella… 

Bambino, prepara la cartella! 

 

Attraverso la cadenza ritmica e nostalgica, le filastrocche, come radici del passato, preservano in noi quella dimensione intima e cara della nostra esistenza: la fanciullezza.
Definire la filastrocca, le cui origini, che evocano antichi riti, si perdono nel tempo, è indubbiamente complesso; per certo il ​«suo scopo tende alla comunicazione sorridente, corale» ​ attraverso la sollecitazione del pensiero (1). Le filastrocche possono essere proposte ai bambini come gioco e divertimento per apprendere. “ Ludere docendo” è un’antica espressione latina che significa appunto “insegnare giocando”. Le filastrocche non sono poesie facili da imparare a memoria, poiché il loro utilizzo contribuisce allo sviluppo della creatività e dell’immaginazione. L’obiettivo principale è quello di far nascere l’esigenza di comunicare, dato che la parola è un fattore efficacissimo nell’educazione del pensiero. (2)

 

 

(1) ​G. Celli, ​Prefazione ​ , in R. Piccoli, ​La dea che inventò la sera, Armando Armando, Roma 2010, p. 5.
(2) S. Crosera, M. Dupadi ​“Imparare con le filastrocche”, ​ La Nuova Italia, 1999.​

Ultimo aggiornamento: 6 Settembre 2019

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